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La regione Lazio si scaglia contro gli infermieri: tre nuove delibere e demansionamento della figura professionale

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Non c’è tregua per la categoria infermieristica. Ancora una volta, infatti, a causa di tre nuove delibere emesse a fine marzo dalla Regione Lazio, la figura dell’infermiere subisce un nuovo, inaccettabile, demansionamento.

Nonostante nella Regione stessa siano state istituite le “case della salute” e reparti a conduzione infermieristica, la mancanza di fondi e la conseguente carenza di personale specializzato rende di fatto questa figura al pari di quella dell’Operatore socio sanitario e di altre professioni non titolate. All’infermiere, infatti, spetterà anche l’attuazione di tipologie di attività di tipo socio assistenziale: mansioni che possono svolgere, allo stesso modo, operatori tecnici ausiliari, operatori socio assistenziali e persone in possesso di un diploma quinquennale nel settore dei servizi sanitari, privi quindi di una formazione altamente specializzata. Ma non solo: di loro competenza vi saranno anche ruoli di supporto all’attività dell’educatore professionale, nei quali verranno affiancati da figure non inerenti all’attività prettamente infermieristica.

Immediata è la reazione del collegio IPASVI di Roma e provincia, che si oppone fortemente a questo demansionamento: una delibera simile, infatti, rende la professione infermieristica equiparabile a quella di altre attività che non necessitano dell’alta specializzazione di cui invece sono in possesso gli infermieri. Tutto ciò sembra quasi un ritorno al passato di almeno dieci anni; e pensare che invece, in tutto il resto dell’Europa, la figura dell’infermiere riveste un ruolo chiave e all’avanguardia.

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